I Castelli del Gavi

Il panorama delle terre del Gavi è un incessante rincorsa di colline vigneti, boschi e castelli. Uno su ogni collina, uno nel centro di ogni comune. Dismessi alcuni, altri solo ruderi ma molti ancora abitati.
Per spiegarsi la presenza di una tale concentrazione in un così ridotto spazio, bisogna risalire a prima dell’anno Mille, alla storia di Genova, città stato e Repubblica marinara, allora il porto più grande d’Europa che sta estendendo la propria influenza sul mare e sulla terra ferma.
A quell’epoca, in una città di tendenza com’è la Superba, il prestigio  e lo status sociale si misurano così: una contrada (palazzo) in città, i “fondaci” (magazzini per le merci) in oltremare e un castello l’entroterra di Genova, oltre gli appennini verso le pianure, nell’Oltregiogo, appunto.
E non per diletto, o solo per cacciare, ma perché l’Oltregiogo è una terra ricca: d’acqua, di legname, fondamentale per navi, fertile e produttiva, oltre a trovarsi esattamente lungo la Via del Sale, direttrice commerciale che dal porto e dalla costa porta diretto verso la Pianura Padana e poi su in Europa, verso i mercati ricchi del Nord, e la Via Postumia, sbocco sull’Adriatico.
 
Nel panorama dell’Oltregiogo emergono quindi – proprio intorno all’anno mille - almeno 50 insediamenti feudali dall’impianto simile: c’è il castello-fortezza e residenza di una famiglia Genovese, proprietaria oltre che delle flotte, di boschi vigneti, torrenti, molini, ferriere, filande e segherie. Una ricchezza su cui Doria, Spinola, Adorno, Malaspina, Grimaldi, Marini, Grillo, Carpeneto, Salvago, costruiscono il proprio patrimonio e rafforzano la  propria influenza.
Una “genovesità” che condiziona da allora l’area  del Gavi  DOCG: nella identità territoriale  (liguri è l’appellativo della maggior parte dei Comuni), nell’etnicità, nella lingua e soprattutto nella cucina.